IL MISTICISMO SAPIENZIALE DI DANTE (LEZIONI DEL PROFESSOR DE GIORGIO) – Estratto da Studi su Dante di Guido De Giorgio

Tante sono le iniziative in merito al 700esimo anniversario della morte di Dante, il Sommo Poeta. Iniziative che, spesso, servono solo a riempire sulla carta i calendari istituzionali, già di per sé colmi delle più disparate “Giornate Internazionali di…”. Per celebrare a modo nostro questo anniversario, proponiamo al pubblico un estratto tratto da Guido De Giorgio – Studi su Dante (Scritti inediti sulla Divina Commedia).

Un’opera che, attraverso scritti inediti di Guido De Giorgio, conduce il lettore alla lettura di Dante e della sua Comedia in forma anagogica e tradizionalmente orientata , lontana dallo studio profano dei moderni, impegnati da secoli a leggere e commentare Dante, nell’assoluta incapacità di comprendere il motivo centrale e l’essenza spirituale della sua sacra Poesia. Guidati dagli scritti di De Giorgio, si scopre come in Dante sia presente tutta la Romanità Tradizionale, dove le due tradizioni – Cristiana e Imperiale – unificate culminano in una sola ed unica Roma, «non più antica e nuova, ma Eterna».

IL MISTICISMO SAPIENZIALE DI DANTE (LEZIONI DEL PROFESSOR DE GIORGIO)

Dante è poeta in un senso speciale. Non si può e non si deve considerare Dante come un ‘poeta’ nel senso ordinario e moderno della parola. Per i moderni la poesia è ‘espressione di stati individuali’, è soggettiva, è limitata, è puramente estetica.

L’estetica moderna da De Sanctis in poi, cerca di svincolare la poesia da ogni contenuto, da ogni aderenza filosofica, morale o altro. Per comprendere Dante bisogna rifarsi alla definizione che Boccaccio dà dei poeti: essi, secondo il Boccaccio, camminano sulle pedate, cioè sulle orme dello Spirito Santo: sono dunque poeti se ispirati dallo Spirito di Dio.

IL DOLCE STIL NUOVO

La scuola a cui appartiene Dante, ‘dolce stil novo’, si distingue per l’ispirazione, ma questa ispirazione non è individuale e statica, è sacra.

Gli studi recenti, da Dante Gabriele Rossetti a Guénon, a Valli, hanno dimostrato che gli stilnovisti non trattavano di ‘amore’ nel senso ordinario, umano, della parola, ma secondo una ispirazione sacra, divina, dando alle loro donne gli attributi della Sapienza Divina. Ecco il significato del primo verso della canzone d’amore di Dante: «Donne ch’ avete intelletto d’amore».

Questo concetto altissimo è ripreso nel Paradiso «Luce intellettüal, piena d’amore».

Intelligenza di amore è Sapienza, sapienza divina. Qui il punto di vista puramente religioso è oltrepassato, poiché mentre la religione è adesione vaga e generale al divino, senza impegni profondi, senza dedizione assoluta, senza scienza e indagine sui misteri di Dio, la Mistica è penetrazione della Vita Divina, è Religione integrata, vibrata, vissuta, è esperienza viva di Dio.

In questo senso, Dante è un mistico, vive, conosce ed opera dentro la sfera divina. Egli è dunque poeta di Dio. Direbbe S. Paolo che egli appartiene alla falange esigua degli operatores Dei, cioè di coloro che partecipano attivamente alla verità divina, vivendola; che mangiano, che bevono Corpo e Sangue di N. S. Gesù Cristo.

LA COMMEDIA COME POEMA SACRO

Dante stesso dà alla sua ‘commedia’ la denominazione di ‘poema sacro’, aggiungendo «al quale ha posto mano e cielo e terra». Questa è una allusione chiarissima al valore della cosmologia

dantesca. Mentre la scienza moderna staccata completamente da Dio, cerca la spiegazione, le leggi dei fenomeni in pura sede materiale, la scienza antica considerava il mondo riferendosi sempre al piano di Dio, poiché il mondo è, cristianamente, un luogo di passaggio, di transito, di prova dalla terra al Cielo.

Terra e Cielo quindi sono i due cardini fissi del mondo tra i quali si snoda il vortice planetario.

Questo vortice è moto di amore, è sete, desiderio di Dio. Come si vede siamo lontani dal materialismo semplicione della scienza moderna, che parte dalla materia e rimane nella materia, mentre la scienza antica parte da Dio e ritorna a Dio. La terra è come un trampolino di salto per l’uomo che ha da ritornare a Dio, ecco perché deve essere immobile, come è immobile l’Empireo che è il cielo dei cieli, ‘il cielo del cielo’ come dice la Scrittura, COELUM COELI.

La bipolarità terra-cielo si risolve nell’unità Uomo-Dio, nel mistero del Verbo fatto Carne affinché la carne si faccia Verbo, come dice S. Agostino: Deus factus est homo ut homo fieret Deus… Questo ci conduce alla grandissima, nobilissima realtà della deificazione, cioè la conquista, direbbe Guénon, degli stati superiori dell’essere, per giungere all’Essere dell’Essere, cioè a Dio.

Ed ecco che ora si comprende il valore dell’espressione ‘poema sacro’.

I termini ‘poesia’, ‘poema’ derivano dal verbo greco poieo che significa fare, creare, realizzare, quindi poema sacro vuol dire realizzazione del sacro, del divino.

Non è dunque atteggiamento di semplice religione, è molto di più, è operazione, realizzazione, santificazione.

COS’È LA COMEDIA?

La Comedia è la fissazione di un viaggio mistico e reale, mistico perché è stato compiuto nella sfera del soprannaturale, nell’oltre mondo, reale perché Dante ha visitato11 ciò che ha descritto, ciò di cui ha parlato. Che il viaggio sia stato reale è provato dall’esattezza dell’itinerario e soprattutto dai riferimenti, combaciamenti continui con altre tradizioni. Naturalmente prove materiali non si danno di queste cose, quindi chi non vuole crederci, non ci creda, ma coloro che sanno, coloro che conoscono queste esperienze mistiche, coloro che vi dedicano la vita, non dubitano della realtà di ciò che Dante ha visto, vissuto, e quindi fissato poeticamente.

Le fantasie sono proprie del mondo moderno. Gli antichi si occupavano di cose reali, vive, vere, e nulla è più reale del mondo divino che è anzi, la sola realtà perché né nasce né tramonta, mentre il mondo nasce e tramonta coll’uomo… I medievali sapevano queste cose che i moderni ignorano, essi che erano più profondi, più vigili, più dotti delle cose divine, quindi più fondamentalmente religiosi, cristiani, cattolici.

PERCHÉ COMEDIA?

Perché ha un triste inizio, la terra, e un lieto fine: il cielo. Perché parte dall’uomo e va a Dio. Perché da un’illusione, il mondo, va ad una realtà: Dio.

Perché si inizia colle tenebre, l’Inferno e finisce colla e nella Luce, il Paradiso.

Perché è il quadro di tutta la vita che, per l’uomo comune, è una tragedia (dannazione) per il cristiano è una commedia (salvezza, liberazione).

Perché ci mostra la creazione come un teatro, un’illusione che ha per scopo di ricondurre l’uomo a Dio, di salvarlo, di redimerlo, di unirlo a Dio.

COS’È PER I CRISTIANI LA COMEDIA

Essa è una miniera inesauribile di verità, un insegnamento, una guida, una illuminazione che integra, sviluppa, esplica l’oscurità della S. Scrittura, la vive, la realizza, mostrandone il senso più profondo, quello anagogico (questo termine dal greco ha un senso generale di ‘sollevare’, dal basso in alto, di istruire, addottrinare, andare in alto mare) o sopra-senso che culmina nel senso letterale, morale e allegorico. La comedia non ci dà la religione soltanto: ci dà l’essenza della religione, la parte più profonda, la sua realtà mistica, interiore.

TEOLOGIA O SAPIENZA SANTA?

La teologia è scienza della ragione che si applica a verità di fede. La sapienza santa è Amore che si innalza a Dio. Ora l’amore è più profondo della ragione, perché la ragione cammina, l’amore ha le ali, vola. La scienza sacra è appunto scienza dell’Amore Divino.

Qui, in Dante, si intende per amore l’intelletto amante, non qualcosa di passionale, di disordinato, di individuale. Amore = a-mors, immortalità, sete infinita di Dio. Sulla terra la sete si estingue, in cielo mai. L’amore terreno è esauribile, quello divino no: esso è amore di amore. La Comedia è il poema dell’amore… Dante – il pellegrino d’amore… e tutti i santi, i maestri, sono pellegrini di amore…

DIFFICOLTÀ DELLA COMEDIA

La comedia è difficilissima perché tratta di cose soprannaturali. Non si riuscirà mai ad esaurirla, a chiarirla, perché manca la Tradizione orale. La tradizione orale è molto più estesa, profonda, di quella scritta perché è segreta, personale, si rivolge a pochi, al «pusillus grex» del Vangelo…

Per la compiuta comprensione di Dante, vi sono dati che mancano e mancheranno sempre, purtroppo!

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