Nota dell’Editore – Aprile 2026

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L’emersione, in modo sempre più rapido e accelerato, dei caratteri riconducibili al cosiddetto “trumpismo” – denunciati con lucida critica dagli autori dell’omonimo pamphlet (“Trumpismo. La lunga marcia di MAGA da Bannon a JD Vance”, Cinabro Edizioni 2025) – impone oggi una riflessione che non può limitarsi al piano contingente della cronaca o dell’analisi geopolitica immediata. Vi è, infatti, qualcosa di più profondo che si muove sotto la superficie degli eventi: un linguaggio, una simbologia, una tensione che sembrano evocare categorie appartenenti a un ordine superiore, ma che, proprio per questo, risultano tanto più insidiose quando vengono riattivate in un contesto che ne rovescia il significato originario.

Il ricorso, più o meno esplicito, a immagini quali l’“età dell’oro”, la promessa di una restaurazione, o, al contrario, la minaccia di una regressione a una sorta di “età della pietra” – evocata, non senza una certa violenza simbolica, in riferimento all’Iran – rivela una dinamica tipica della contro-tradizione: l’appropriazione di elementi della Tradizione in chiave rovesciata e, in definitiva, contro-tradizionale.

In questo contesto si colloca anche una fenomenologia più sottile, ma non meno significativa, di vera e propria parodia simbolica. Non è difficile osservare come, attorno alla figura di Donald Trump, si siano stratificate rappresentazioni che lo investono del ruolo di re taumaturgo capace di “guarire” le ferite dell’America, di figura quasi messianica – un “salvatore” contrapposto tanto al Papa quanto all’Ayatollah – o ancora di protagonista di narrazioni che riducono gli stati molteplici dell’essere a mere dimensioni extraterrestri. Ciò che emerge è un processo di deformazione: simboli e funzioni appartenenti a un ordine superiore vengono svuotati e rovesciati.

In questo senso, il trumpismo appare come una forma peculiare di parodia di ogni aspetto della Tradizione. Anche la forma imperiale vi è deformata nelle pretese egemoniche su territori altrui, in forza di un imperialismo tardo-moderno che non solo opera sul piano geopolitico, ma pretende di ridefinire implicitamente le coordinate stesse dello spazio simbolico. La centralità attribuita all’America come luogo di una possibile “restaurazione” – o di una nuova età dell’oro – si accompagna infatti a una rimozione, se non a una vera e propria negazione, di quei centri tradizionali che, nel corso dell’ultimo ciclo storico, hanno incarnato in modo più compiuto il legame tra ordine politico e ordine cosmico.

Tra questi, Roma (il Punto) e il Mediterraneo (il Cerchio) occupano un posto eminente. Non come semplici realtà storiche o geografiche, ma come poli di una civiltà che ha saputo tradurre, nel tempo, un riflesso della Tradizione primordiale imprimendo nello spazio una dimensione sacra. In essi si è realizzata, in forma storicamente determinata, una delle più alte espressioni di quell’“età dell’oro” alla quale oggi si fa riferimento per parodiarla.

È dunque significativo che, proprio mentre si riaffacciano in modo accelerato pretese di egemonia globale fondate su un immaginario deformato della tradizione, ci si avvicini al 21 aprile, Natale di Roma. Tale ricorrenza non rappresenta soltanto una memoria, ma un orientamento: essa richiama alla necessità di distinguere tra ciò che, nel linguaggio della Tradizione, rinvia a una realtà principiale, e ciò che ne costituisce invece una caricatura moderna.

In questa prospettiva, il volume di Daniele Perra, “Dalla geografia sacra alla geopolitica”, pubblicato da Cinabro Edizioni, offre strumenti particolarmente preziosi. Esso consente di comprendere come lo spazio non sia mai neutro e come ogni vera geopolitica, implicitamente o esplicitamente, si riconnetta a una visione più ampia, nella quale i luoghi, i centri e gli orientamenti acquistano un significato che trascende la dimensione puramente materiale.

Il nostro obiettivo resta quello di rendere possibile – perché necessario – evitare che il richiamo, oggi così frequente, alla Tradizione si traduca nell’ennesima mistificazione, e di recuperare invece il senso autentico di un ordine che non può essere improvvisato né imposto, ma soltanto riconosciuto e, nella misura delle nostre possibilità, riattualizzato.

AA.VV. – TRUMPISMO La lunga marcia di MAGA da Bannon a JD Vance

14,00
TRUMPISMO
La lunga marcia di MAGA da Bannon a JD Vance

autori: Valerio Savioli, Daniele Perra, Maurizio Blondet, Andrea Marcigliano, Gianluca Marletta, Claudio Mutti, Comunità Militante Raido, RigenerAzione Evola
collana politikòn
isbn: 978-88-32031-48-5
pagine: 174
Categoria:

Daniele Perra – Dalla geografia sacra alla geopolitica

16,00
Titolo: Dalla geografia sacra alla geopolitica
Autore: Daniele Perra
Collana: Politikón
Pagine: 208
Prezzo: € 16,00
Prima edizione: luglio 2020

ISBN 978-88-32031-16-4

 

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