Nota dell’Editore – Marzo 2026

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C’è un gesto semplice che, nel nostro tempo, può assumere un significato profondo: leggere. Non come consumo distratto, non come passatempo innocuo, ma come scelta, come posizione, come atto politico.

In un’epoca che ha ridotto la parola a rumore e l’opinione a riflesso condizionato, la lettura torna ad essere ciò che è sempre stata nelle stagioni decisive della storia: uno strumento di formazione, di orientamento, di riconoscimento reciproco tra uomini che condividono una visione del mondo.

Per questo eventi come Scripta Manent, che i prossimi 28 e 29 marzo prenderà forma a Roma, non sono semplicemente una fiera del libro. Sono un luogo di coagulo, un punto d’incontro per forze, energie, pensieri e anime che non si riconoscono nel conformismo culturale dominante e che cercano, invece, di costruire spazi propri, autonomi, vitali.

Per troppo tempo si è pensato che il compito principale fosse conquistare terreno nei territori degli avversari. Ottenere riconoscimento nei loro salotti, nei loro circuiti editoriali, nei loro apparati culturali. È stata una lunga illusione.

Il nostro compito è un altro: far crescere i nostri spazi dentro il nostro mondo. Rafforzare una rete di editori, riviste, studiosi, autori, lettori che condividono una stessa tensione e che lavorano, ognuno nel proprio ambito, alla costruzione di una cultura non conforme e indipendente. Ecco, allora, perché Scripta Manent.

Molti anni fa Adriano Romualdi – che Cinabro Edizioni ha voluto omaggiare più volte, anche recentemente, con il lavoro che ha portato alla nuova edizione della raccolta di scritti di Romualdi “Un italiano per l’Europa”, curata da Rodolfo Sideri e pubblicata nel segno della memoria di Mario Michele Merlino – osservava con lucidità che a destra non esisteva una vera cultura, ma solo una nebulosa di nostalgie, moralismi e conservatorismi senza visione. A sinistra, invece, esisteva una concezione unitaria della vita, capace di generare una produzione culturale coerente, per quanto spesso mediocre.

Quella diagnosi è stata a lungo ineludibile. Oggi qualcosa è cambiato. Negli anni sono nate case editrici, collane, centri di studio, iniziative culturali che hanno tentato di colmare quel vuoto.

Ma sarebbe ingenuo pensare che il problema sia risolto. Se oggi esistono più strumenti, più spazi, più voci, resta ancora da compiere il lavoro più difficile: definire e costruire una visione del mondo organica, pure nelle rispettose e reciproche differenze delle varie anime del nostro ambiente culturale. Perché una cultura non nasce dalla semplice presenza di libri o editori. Nasce quando esiste un orizzonte comune, quando il lavoro di ricerca, di studio, di traduzione, di scrittura si orienta verso un fine riconoscibile. Quando dietro le parole prende forma uno stile di vita, una gerarchia di valori, una concezione dell’uomo e della storia.

Romualdi lo aveva indicato con chiarezza: per l’uomo di destra la cultura non è il tempio, ma il vestibolo del tempio. Prima viene una tensione spirituale, un certo modo di essere; poi la sua eco nella filosofia, nell’arte, nella letteratura. È qui che la lettura torna a essere decisiva.

Perché leggere significa entrare in una comunità invisibile fatta di autori, opere, idee che parlano tra loro attraverso il tempo. Significa costruire coscienza culturale. Significa, in definitiva, trasformare una sensibilità diffusa in una visione del mondo. Per questo è un atto politico.Questo è il senso di un appuntamento come Scripta Manent: offrire uno spazio in cui editoria, conferenze, artigianato, musica e incontro umano diventino strumenti di edificazione della nostra Weltanschauung. Non un salotto né un rito nostalgico, ma un laboratorio e un cantiere.

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